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Concessione sospetta, Piano regolatore stravolto

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UNITI PER PROSSEDI CHIEDE LA VERIFICA IN AUTOTUTELA: ZONE AGRICOLE DIVENTANO ARTIGIANALI
¬ęConcessione sospetta,¬†Piano regolatore stravolto¬Ľ¬†
 

SAREBBE in odore di illegittimit√†,¬†il permesso a costruire¬†numero 8 rilasciato il 26 luglio¬†2008 ad una ditta privernate,¬†dal Comune di Prossedi, in zona¬†agricola. Ad affermarlo, nero¬†su bianco, sono i tre consiglieri¬†di opposizione, della lista¬†Uniti per Prossedi, Maurizio¬†Calvi, Nella Passerelli e Giuseppe¬†Gizzi. Con una dettagliata¬†nota, indirizzata al sindaco di¬†Prossedi e per conoscenza al¬†responsabile dell‚Äôufficio tecnico,¬†chiedono venga immediatamente¬†aperta una verifica¬†di legittimit√† del permesso¬†a costruire¬†rilasciato nel 2008 ad¬†un‚Äôattivit√† artigianale, in¬†zona agricola. E di convocare,¬†al pi√Ļ presto il¬†Consiglio comunale affinch√©¬†in sede di autotutela,¬†si possa provvedere¬†al riesame delle deliberazioni¬†n. 12 e 13 del 10¬†luglio 2008.¬†

Nel documento, redatto dai tre consiglieri di opposizione, si ricostruiscono i passaggi cruciali e le ragioni per cui la richiesta avanzata sarebbe supportata dal buon senso e dalla necessità di ristabilire regole certe intorno a ciò che ruota, sulla zona D, del Prg del Comune di Prossedi.

Una zona che sarebbe stata estesa oltre le previsioni, nonostante i rilievi e le censure sollevate dalla Regione Lazio, all’atto dell’approvazione del Piano regolatore. Sul piatto della bilancia una questione articolata.

Nel Prg adottato con deliberazione del Consiglio comunale n.16 del 16 giugno 1998, il terreno di proprietà della ditta privernate che avrebbe ottenuto il permesso a costruire ricadeva di fatto nella zona D (insedimenti produttivi e commerciali). Ma con la delibera di approvazione del Piano Regolatore generale n.150 del 13.03.2007, la Giunta regionale in sede approvazione definitiva, stralciava alcune aree dalla perimetrazione originaria della zona D, e le riclassificava come zone G, ovvero zone agricole.

Ora, secondo i tre consiglieri comunali, chi ha rilasciato la concessione edilizia per la realizzazione di un insediamento produttivo in zona artigianale, ha commesso un errore, non avendo applicato ciò che la legge prescrive e che il piano regolatore comunale detta. Una svista?

Il capannone sarebbe dunque da ritenersi abusivo per due ragioni, una perché è stata autorizzata la realizzazione di volumetrie ben al di sopra del limite consentito per le zone agricole (mq/mq 0,001), l’altra perché si sarebbe violata la norma inerente il lotto minimo. Che, nella fattispecie, non può essere inferiore ai 30.000mq. Oltre ovviamente alla diversa destinazione d’uso che, secondo il permesso a costruire, la ditta di Priverno, intende farne.

Secondo i tre consiglieri¬†di Uniti per Prossedi, il¬†rilascio della concessione¬†avrebbe leso il pubblico¬†interesse, ¬ęla tutela e la¬†salvaguardia del territorio,¬†con particolare riferimento¬†a quello agricolo,¬†le cui originarie connotazioni¬†sono appunto salvaguardate¬†dallo strumento¬†urbanistico violato con i¬†succitati provvedimenti,¬†determinando una evidente¬†disparit√† di trattamento¬†che ha consentito ai proprietari¬†delle aree oggetto delle contestazioni,¬†di beneficiare di volumetrie¬†e di destinazioni d‚Äôuso¬†non consentite dalle vigenti¬†norme urbanistiche¬Ľ.

Elisa Fiore