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Le Suore di San Vincenzo de Paoli a Prossedi
(Notizie tratte dall’inedito : “Prossedi e Maria SS. Avvocata Nostra” di Mario Galanti).

 

 

Il 2 gennaio 1856 a Parigi Placido Gabrielli, quarto principe di Prossedi, si unisce in matrimonio con Augusta Bonaparte.
Lo sposo era nato a Roma l’11 settembre 1832 da Mario e da Carlotta Bonaparte, questa figlia di Luciano fratello di Napoleone 1° Bonaparte.
La sposa era nata a Roma il 9 novembre 1836 da Carlo Luciano figlio di Luciano, anch’esso fratello di Napoleone 1° Bonaparte e da Zenaide Bonaparte figlia, questa, di Giuseppe Bonaparte re di Napoli e di Spagna, fratello di Napoleone 1°.
I coniugi Placido e Augusta sono cugini. La madre di Placido (Carlotta) ed il padre di Augusta (Carlo Luciano) sono fratello e sorella ed entrambi figli di Luciano il fratello, come si è detto, di Napoleone 1°.
La venuta a Prossedi della consorte Augusta Bonaparte apre al nostro paese una nuova era.
La principessa sin dal suo arrivo viene colpita da una scena, che si ripeteva quotidianamente, a dir poco, per lei, sconvolgente. Aveva notato che i bambini, malvestiti e sudici, scorazzavano sino a sera per le vie del paese con un tozzo di pane in mano, il magro pranzo del giorno, fino a quando le mamme, rientrate a casa dopo i lavori campestri, preparavano loro una minestra calda.
Tale situazione spinse la principessa a fondare un asilo infantile ove quei bambini avrebbero potuto ricevere con un pranzo caldo, un’educazione a misura d’uomo. In tal modo le mamme, durante le quotidiane fatiche, domestiche o campestri, potevano vivere tranquille.
Rivolse il suo pensiero anche alle ragazze, prevedendo per loro un laboratorio ove poter apprendere l’educazione e l’uso dell’ago per cucire e ricamare.

A questo riguardo occorre far notare che suo nobile convincimento era quello di educare principalmente la donna. Il motivo sul quale si fondava siffatto convincimento era il seguente:
“Educare l’uomo significava educare il solo individuo”, mentre educare la donna significava proiettare l’educazione nel tempo, ossia, “educando la donna si andavano ad educare le generazioni future”. La donna, infatti, non abbandona mai l’uomo dal suo primo vagito, (anzi, potremmo dire, dal suo concepimento) sino all’ultimo anelito”. Spetta a lei,quindi , per legge naturale, non solo allevarli sano e robusti nella conformazione fisica, ma ha anche il dovere di crescerli moralmente sani secondo i principi della legge morale naturale. Il suo pensiero coincideva con il pensiero pedagogico di San Giovanni Bosco il quale diceva che l’educazione dei figli incomincia sulle ginocchia della mamma.Per raggiungere questi obiettivi, la principessa decise di affidare tali incarichi alle Suore di San Vincenzo de Paoli.
Il principe mise subito a disposizione delle suore l’edificio che ancora oggi è in loro possesso.
E così, l’ 8 dicembre del 1885 si inaugurò l’asilo infantile e il laboratorio.
Cosa avvenne in quel giorno lo sappiamo dal contenuto di un pregevole documento dell’epoca che qui di seguito si riporta integralmente:
“L’anno 1885 nel giorno sacro a Maria Immacolata sedente Leone P.P. Leone XIII anno VI in presenza dei fondatori Principe Placido Gabrielli, Principessa Augusta Bonaparte Gabrielli e della Superiora Suor Eugenia Lacroix Figlia di S. Vincenzo de Paoli dell’Arciprete Giovan Battista Fedele servente Pompeo Maria de’ Conti Campello della Spina, fu letta per la prima volta la Santa Messa in questo Oratorio otto giorni innanzi benedetto dal Reverendissimo Vescovo di Ferentino Monsignor Pietro Facciotti.
Gli incruenti sacrifici e le devote preghiere che da qui eleveranno a Dio ottengano alla caritatevole opera vita lunga ed efficace, ai fanciulli quivi dirozzati l’andare immune dai pericoli dell’ignoranza, della miscredenza e della miseria, ed ai pietosi istitutori la riconoscenza Divina non quella degli uomini.”
L’Asilo fu denominato “Asilo San Carlo”.

 

 
 
 
 

Ricordando Suor Maria

Oggi, sabato, 26 gennaio 2002, giorno dedicato a Maria, è venuta a mancare ai prossedani una mamma ed alla piccola comunità delle Figlie della Carità una cara e amata sorella: Suor Maria Stefanelli.
Prossedi l’accolse giovanissima, appena uscita dal noviziato nel lontano 1942. Tutta la sua vita l’ha dedicata a Dio e ai poveri seguendo le orme del grande Santo della Carità S. Vincenzo de Paolis. Così la ricordano i prossedani: la sorella sempre pronta ed attenta a correre per lenire qualsiasi tipo di sofferenza, l’ha fatto spesse volte anche di notte e febbricitante.
Tutta la sua vita è stato un dono a Dio e ai poveri.
Al Signore vada il nostro grazie per avercela donata.

La Superiora della Comunità di Prossedi
Suor Maria Bentivegna